Il solstizio d’inverno e la simbologia delle feste Natalizie

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Il solstizio d’inverno

Scientificamente il solstizio d’inverno è il momento in cui il Sole illumina per meno ore il nostro pianeta.

Viste le particolari caratteristiche astronomiche di questa giornata, nei secoli e nelle varie culture il 21 dicembre accadeva qualcosa di magico e straordinario di alto valore simbolico. … In tutti rappresenta l’imminente nascita delle diverse divinità nel mondo e la vittoria del Sole sulle tenebre.

Santa Lucia

La santa simbolo del solstizio invernale è santa Lucia (il giorno più corto che ci sia)

Il 13 dicembre infatti nel calendario Giuliano di allora coincideva con il solstizio invernale.

Il nome della santa evoca la luce, dal latino lux lucis, e dà l’annuncio della fine delle tenebre, dei giorni futuri più chiari, Lucia è infatti la santa della vista che protegge gli occhi.

Il Natale

La festa che richiama più di tutti il solstizio invernale è il Natale, il 25 dicembre è la data simbolica che si collega al solstizio invernale e a una festa romana di epoca imperiale. Infatti esiste un calendario civile romano che al 25 dicembre annota la N. INVICTI ovvero Natale dell’Invitto. L’invitto era il sole Invictus, una divinità solare introdotta dall’imp. Aureliano, ma esistente già a Roma. Infatti i Romani identificavano Helios con Apollo.

Il Mitraismo

Nel mitraismo dell’impero romano si venerava Mitra il figlio del dio supremo: figlio del sole e sole egli stesso, combatteva contro le forze del male nella lotta che sarebbe stata vinta alla fine dei tempi.

L’aspetto più interessante è che Mitra era nato da una Roccia (la grotta) presso un albero sacro al bordo di un fiume, aveva sul capo un berretto frigio (il cappello rosso di babbo Natale), stringeva in una mano il coltello sacrificale e nall’ altra una torcia, simbolo della luce e del fuoco che spandeva sul cosmo. I pastori che avevano assistito alla sua nascita, gli avevano offerto primizie dalle greggi e dai raccolti.

Mitra con il cappello frigio in testa

Il Natale del sole invitto si festeggiava dunque il 25 dicembre quando il nuovo sole era salito appena sull’orizzonte con feste e giochi.

La neonata Chiesa Romana preoccupata dal mitraismo e dal seguito dei culti solari decise di festeggiare la nascita di Cristo come vero sole proprio il 25 dicembre. Fin dall’antico testamento Gesù veniva preannunziato come luce e sole. Si fusero talmente i due riti che alcuni cristiani dopo aver salito la scalinata di S. Pietro si rivolgevano verso il sole e chinavano la testa in suo onore.

Ancora oggi spesso nei quadri, Gesù è contornato da raggi di sole o il bambino è nella mangiatoia e risplende come il sole.

La grotta

Gesù (il sole) nasce in una grotta-simbolo del cosmo da cui sono nati anche Dioniso, in una grotta avvolta di luce, Hermes, Zeus e Mitra. Sia Dioniso che Mitra erano dei salvatori. Per cui un bimbo nato in una grotta era simbolo di luce salvifica.

Gesù bambino con i raggi di sole dietro il capo
Mitra con il globo nella mano sinistra e i raggi di sole dietro al capo

 

L’asino e il bue

Sono animali dal simbolo sacrificale, l’asino era una vittima benefica o addirittura nelle tradizioni asiatiche simbolo regale e di sapienza, Maria viene sempre trasportata da un asino, mai da un cammello. Il bue nella tradizione mitraica è il toro lunare sacrificato da Mitra per generare il mondo vivente, in altri riti pagani il toro o il bue dalle corna lunari veniva sacrificato per favorire la periodica rigenerazione del cosmo.

L’abete

L’albero simbolo della natività è proprio l’abete. In Egitto era la pianta sotto la quale era nato il dio Biblos antecedente Osiride.

In Grecia l’abete bianco era sacro ad Artemide cioè alla dea Luna protettrice delle nascite, in onore della quale nelle feste dionisiache si sventolava un ramo come simbolo di rinnovamento, di cose nuove.

Nel calendario celtico l’abete era consacrato al giorno della nascita del fanciullo divino: giorno che seguiva il solstizio d’inverno. Nel medioevo nei paesi scandinavi e germanici, poco prima delle feste solstiziali, si andava nel bosco a tagliare un abete da portare a casa e decorare con ghirlande e dolci.

Liberamente tratto da: Calendario – le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno – Alfredo Cattabiani ed. mondadori

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